Forte di Santa Tecla

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Indice

Forte Santa Tecla

Codice civico

  • Categoria: fortificazioni di Genova
  • Denominazine: Forte Santa Tecla
  • Denominazione originale: Forte Santa Tecla, dal nome dell'omonima chiesa campestre già esistente nel XII secolo, che sorgeva nel luogo di edificazione del forte.

Ubicazione

  • Circoscrizione: elevazione del crinale minore che scende in direzione San Martino (180m di quota s.l.m)
  • Indirizzo: salita maggire Santa Tecla, n°civico 26

Notizie storiche

  • Secolo: XVIII secolo circa
  • Frazione di secolo: metà XVIII, inizio XIX
  • Data: 1747/1751 costruzione mura perimetrali , 1815/1828 costruzione caserma a due piani e opere esterne
  • Attività(uso attuale): sede dei volontari della Protezione Civile (ASSOCIVILE).
  • Uso storico: fortificazione per la difesa di Genova dai nemici provenienti da Levante. Nella Prima Guerra Mondiale venne utilizzato come prigione. Dopo questo episodio perse definitivamente la sua funzione militare e dal 1981 si rivelò anche adeguato per contenere abitazioni civili.

Annotazioni/Descrizione

I forti di Genova, insieme alle cinte murarie che circondano la città, rappresentavano (XVIII secolo) uno dei migliori sistemi di difesa di tutta l'Italia. A detta dei genovesi dovevano essere costruiti "...con mille feritoie che si incrocino, sicchè ogni punto della vallata sia sotto tiro...", ma allo stesso tempo dovevano essere esteticamente belli, poichè "...questa era loro usanza". Nel caso specifico di Santa Tecla la vallata sopra citata è la zona che si estende dalle rive del fiume Bisagno fino a quelle del fiume Polcevera, zona che segnava anche un vero e proprio confine geografico della città. Molte sono state le modifiche apportate al sistema difensivo genovese nel corso dei secoli, tanto che oggi siamo in grado di affermare che sette furono le cinte murarie che si sovrapposero. Le strutture tutt'oggi visibili appartengono quasi tutte alla campagna di edificazione del '600-'700, fatte costruire per difesa militare e non per veri e propri progetti di conquista. I forti settecenteschi sono caratterizzati dalla semplicità strutturale con la quale contrastano con la coeva architettura civile, quasi a sottolineare l'antitesi esistente tra il vivere borghese e il vivere militare. Le fortezze sono semplici piattaforme, in cui i bastioni sono ricavati con tagli geometrici netti, e dove il recinto murario è una massa unitaria compatta (poche feritoie), dalla quale non emerge mai la struttura interna. La costruzione di Santa Tecla ebbe inizio nel 1747 e andò a sostituire l'omonima chiesetta (del XII secolo) che venne abbandonata nel 1270 dai Romiti Agostiniani, i quali si trasferirono nella chiesa di S.Agostino, costruita in una zona della città più centrale. A portare alla costruzione di nuovi forti (tra cui, oltre Santa Tecla, il forte Quezzi, Richelieu, Diamante ecc...) furono alcuni episodi che nel corso del 1700 minacciarono la sicurezza della Repubblica. Nel 1745 Genova venne bombardata da una squadra navale inglese e nel 1747, poco prima dell'offensiva austriaca, giunsero in aiuto di Genova truppe francesi e spagnole. Sotto suggerimento degli ingegneri francesi si iniziò la costruzione dei forti esterni già citati, per realizzare l'idea ipotizzata nel XVII da Vauban, di "campo trincerato". L'ingegnere De Sicre fu colui che venne assunto nel 1745 per la progettazione dei forti, affiancato poi nella direzione dei lavori dal colonnello P.De Cotte. Per quanto concerne Santa Tecla, la pianta (tipica del De Sicre) era rigidamente simmetrica, fatta costruire su una superficie di 22061m2. Il progetto originario conteneva tre ponti levatoi (andati poi distrutti), che permettevano di accedere al forte da tre diverse strade, passando il fossato che ne circondava la parte più esterna. La chiesa del XII secolo venne inglobata ed interrata nel cortile interno della fortezza. Dopo la pace di Aquisgrana (1748) e il relativo disarmo dei forti, le uniche due strutture nelle quali continuarono i lavori, secondo il progetto di De Sicre, furono il forte Santa Tecla e il forte Diamante. Nel 1774 le strutture ancora incompiute vennero progettate dall'ingegnere Codeviola. Il forte di Santa Tecla assistette nel 1800 all'assedio (6 aprile, 4 giugno) intrapreso da inglesi, austriaci, sardi. Genova venne difesa dalla Francia e il forte venne perfezionato fino al 1814, con la sua elevazione a capoluogo della Giurisdizione delle Palme. Nel 1814 il forte passò sotto il regno sabaudo, e il Genio Militare sardo ne modificò l'assetto facendogli assumere l'aspetto che ha tutt'oggi. Si aumentò il numero delle feritoie, lo spessore dei muri venne incrementato e furono realizzate strutture voltate in mattoni, seguendo la tradizione piemontese che considerava il mattone materiale più resistente della pietra all'impatto con le bombe. Inoltre venne aggiunta la caserma centrale e furono rinforzati tutti i baluardi presenti sulle mura. La sua architettura, come afferma R.Badino, è "annodata al Rinascimento e anticipa il mondo Moderno". Entrando nel forte dal portale in parte conservato, si giunge nel cortile che separa i tre piani della caserma dalle mura meridionali. Il vano scale centrale della caserma risale nei piani dell'edificio, costituiti da locali voltati a botte su direttrici ortogonali al fronte principale. Caratteristica particolare di questo forte è uno sperone esterno che, come afferma ancora R.Badino, lo fa assomigliare ad "una prua pronta per il varo". Superstite ancora oggi è la capriata che copre gli unici due vani dell'ultimo piano. Il forte di Santa Tecla venne abbandonato all'inizio nel XIX secolo per poi essere parzialmente restaurato all'inizio del '900. Dopo la metà del 1800 venne sfiorato dall'urbanizzazione di Marassi e San Fruttuoso, in conseguenza dell'espansione urbana di Genova (epoca della costruzione della ferrovia). Santa Tecla venne inglobato quindi in un quartiere periferico, perdendo la sua posizione isolata, caratteristica primaria dei forti che, a detta dei genovesi, apparivano come "Grandi vecchi solitari delle montagne". Nella Prima Guerra Mondiale servì come prigione dei nemici di stato. Dopo questo periodo perse definitivamente la sua funzione militare. Venne fatto restaurare integralmente nel 1982 con la conversione delle sue strutture a servizio della città. Poco dopo a causa di attacchi vandalici il tetto crollò e vennero distrutti muri e suppellettili d'epoca. Nel 1997 la Sovrintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali di Genova approvò un nuovo intervento di restauro, con il quale si conservò la sua immagine di "gigante del monte". Oggi è sede dei volontari della Protezione Civile, i quali si occupano anche della manutenzione della zona verde circostante.

Note

Molti sono i progetti in cantiere per rivalorizzare e riutilizzare i forti genovesi in ambito civile. Il forte Santa Tecla, data la sua posizione e la sua grandezza, risulterebbe adatto per ospitare istituti universitari, attività scientifica, laboratori e congressi. Per questo motivo, e per la sua vicinanza con l'area universitaria di San Martino, con l'Istituto dei Tumori e il Centro di Biotecnologie Avanzate, l'IST (Istituto Nazionale per la Ricerca contro il Cancro) ha proposto il progetto di un "CENTRO PERMANENTE DI COMUNICAZIONE". In futuro quindi potrebbe diventare un ottimo mezzo di diffusione di "cultura scientifica": sede ideale di incontro di gruppi di lavoro a livello nazionale e internazionale e allo stesso tempo luogo di informazione e sensibilizzazione della cittadinanza. La progettazione, se concordata con la Sovrintendenza dei Beni Culturali ed Ambientali, prevederebbe la creazione di due enormi saloni su i due diversi livelli, mantenendo inalterati gli aspetti architettonici, la scelta dei materiali e le soluzioni tecniche da adottare al fine di conservare il patrimonio artistico.

Bibliografia

R.Badino, I FORTI DI GENOVA, Genova 1969.
Touring Club Italiano, LIGURIA, Turing editore, Milano 2005.
Saggi tratti da FORTI DI IDEE, convegno "proposte per il recupero delle fortificazioni di Genova", 1991 A.Ronco.
R.Pareto, C.Pallavicino, DESCRIZIONE DI GENOVA E DEL GENOVESATO.

Compilazione

  • Nome compilatore: Giulia Nicora
  • Data: 12 novembre 2009
  • Responsabile: Prof.ssa Maurizia Migliorini
  • Revisore: Antonie Wiedemann
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