Chiesa di S.M. di Castello

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Le Guide

Sorge sulla collina di Castello, nucleo originario della città. Per quanto riguarda questo edificio, l’Anonimo è molto preciso nell’elencare le cappelle e le opere presenti.
Dell’esterno scrive: «è di architettura gotica, assai grande, e da dieci colonne di pietra, oltre i due piloni della cupola, in tre navi divisa» .
Segue un minuzioso elenco delle cappelle, degli altari e delle opere presenti, particolarmente degno di nota, a parere dell’Anonimo, è: «un bellissimo quadro di S. Sebastiano colpito dalle frecce, decantato per essere di Tiziano. Se non lo è, bisogna confessar francamente, che non possino trovarsi quadri di così esimio Maestro; tale è la grazia, che spira, l’esattezza, e precisione del disegno delle belle proporzioni del nudo, e nella morbidezza delle carni, che è una delle qualità più vantate nel gran Tiziano» .
--Claudia Peirè 00:49, 3 Oct 2010 (CEST)


Il complesso di Santa Maria di Castello, sorge accanto alla Torre degli Embriaci; Federico Alizeri si scusa con i lettori in quanto pare non avesse trovato notizie sulla chiesa, precedenti all’anno 1042. La chiesa venne consacrata nel 1237 e nel 1264, alcuni rogiti citati dall’avvocato, rendono noti alcuni lavori di restauro.
«S.M. di Castello durò collegiata e prepositura fino al 1441 […]. Nel maggior corpo, ed anche in parte nell’esteriore, ritiene l’aspetto che tolse in principio dai costruttori. Il mezzo tondo dell’arco all’ingresso, i capitelli delle colonne, foggiate ancora al bel gusto latino, e l’architrave […] bellissimo avanzo di più antichi scalpelli, consigliano a prima giunta di noverar questa porta fra le altre poche costrutte nel secolo XI e scampate allo strazio della moda e del tempo» .
A metà del 1800, Maurizio Dufour, su richiesta dei “Religiosi dell’Ordine”, si occupò di un complesso ciclo di restauri «è merito loro se i molti marmi o intagliati od iscritti ond’era ricca la chiesa, dispersi via via per girare di tempi, si trovan’ ora raccolti e stabilmente murati nelle cappelle, e tenuti in quel conto che preziosi cimelj, desiderabili alla storia del tempio ed ai fasti dell’arte» .
Alizeri afferma che non descriverà, con dovizia di particolari, tutte le opere presenti, ma che si occuperà esclusivamente delle principali. Le cappelle portano i segni dei cambiamenti architettonici subiti dalla chiesa nel corso dei secoli, diminuite di numero «mutarono anche di fresco lor tavole», in una cappella è visibile una pala d’altare di Ludovico Brea, un’Incoronazione della Vergine che l’avvocato nomina diversamente: «Prezioso gioiello è cotesto […] perché nel numero tragrande delle imagini quante ne cape il soggetto che è la Vocazione dei giusti, potè dimostrarci quanto valesse in ritrarre la natura, in iscegliere i caratteri, in atteggiar le figure; senza dire il pennello dilicato e finissimo da innamorarne e deliziarsene per lunga pezza chi ha gusto educato a bellezza. La scritta da lui fermata coi committenti […] induce a credere che la sepoltura di Cristo dipinta in figure picciole nella predella sia cosa non meno preziosa di Lorenzo Fazolo» .
--Claudia Peirè 00:49, 3 Oct 2010 (CEST)

Bibliografia Guide

  • Alizeri Federico, Guida illustrativa del cittadino e del forastiero per la città di Genova e sue adiacenze, Bologna, Forni Editore, 1972 pag. 67-69
  • Poleggi Ennio e Poleggi Fiorella (Presentazione, ricerca iconografica e note a cura di), Descrizione della città di Genova da un anonimo del 1818, Genova, Sagep, 1969 pag. 241
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