Chiesa di S. Pancrazio

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Le notizie sulla chiesa, oggi sede della Delegazione Ligure del Sovrano Militare Ordine di Malta, risalgono all’XI secolo e pare che sia stata ricostruita su progetto di Antonio Ricca a seguito del bombardamento francese del XVII secolo che le diede le odierne forme barocche.
La Chiesa di S. Pancrazio, come quella di S. Luca, è una chiesa gentilizia ed è stata di proprietà delle famiglie Calvi e Pallavicini ed al suo pari possiede al suo interno un numero di opere abbastanza significative, tra le quali occorre ricordare: la statua del titolare della chiesa realizzata da Filippo Parodi nel XVII sec e la settecentesca Madonna della Misericordia di Francesco Maria Schiaffino.
Da non dimenticare il trittico S. Pancrazio attribuito al maestro fiammingo Adrien Ysenbrant, fatta eseguire fra il 1516/ 1518.

--Gabriele Lo Nostro 13:37, 19 Jan 2007 (CET)
--Claudia Peirè 19:27, 10 Oct 2010 (CEST)


Le Guide

Il commento di Carlo Giuseppe Ratti, riguardo questa piccola chiesa, si apre con una breve divagazione storica, facendoci sapere che si hanno notizie di questo edificio sacro «fin del 1023. in un Diploma del Vescovo di Genova. Ella è Parrocchia delle Nob. Famiglie Pallavicina, e Calva, dalle quali fu non ha gran tempo riedificata; e sebben picciola, è però vaga, e di bel disegno con la sua cupola in mezzo. Il Coro col Santo titolare portato in Cielo da Angioli, è affresco del Boni. La statua dell’istesso Santo coi putti a bassorilievo in marmo all’altar maggiore è di Filippo Parodi, e dello scarpello di Francesco Schiaffino quella della Madonna in atto di misericordia, similmente in marmo. Il quadro a destra entrando in Chiesa entrovi l’albero della famiglia Pallavicina, è di Teramo Piaggia» .

--Claudia Peirè 19:27, 10 Oct 2010 (CEST)


L’Anonimo descrive in modo stringato questo edificio sacro: «piccola chiesa di san pancrazio, parrocchia gentilizia de’ signori Pallavicino. Sebben piccola questa chiesa è vaga, e di bel disegno, con la sua cupola in mezzo.
Il coro col santo Titolare portato in cielo da angioli è affresco del Boni. La statua dell’istesso Santo coi putti a bassorilievo in marmo all’altar maggiore è di Filippo Parodi, e dello scalpello di Francesco Schiaffino è quella della Madonna in atto di misericordia similmente in marmo. Il quadro a destra entrando in chiesa, entrovi l’albero della famiglia Pallavicino, è di Teramo Piaggio» . La descrizione si conclude con alcune righe di introduzione ai mirabili palazzi che circondano la Chiesa.

--Claudia Peirè 19:27, 10 Oct 2010 (CEST)


Nella Manuale del 1846, Federico Alizeri, nel caso di questa chiesa, dà una descrizione piuttosto scarna: «Abbiamo notizia di questa chiesa nell’anno 1025 come risulta da un diploma del vescovo di Genova Landolfo. Fu rifabbricata nel secolo XVII dalle famiglie Pallavicini e Calvi.»

--Claudia Peirè 14:25, 16 Dec 2006 (CET)


Giovan Battista Spotorno fornisce una descrizione sintetica: «Molto antica è l’origine di questa chiesa. Papa Clemente VIII con suo Breve diretto a Paolo Pallavicino e ad Bartolomeo Calvo in data dei 24 marzo 1393[...] Vedasi nella predetta chiesa a destra en un quadro rappresentante i S.Pietro e Paolo con in mezzo l’albero della famiglia Pallavicino dipinto da Girolamo Piaggio»

--Mattei Maura
--Claudia Peirè 19:27, 10 Oct 2010 (CEST)


Le prime memorie di questa chiesa risalgono al 1023, alcune parti più antiche come arcate e colonne, resistono sulla nuova pianta. Fu patronato di diverse famiglie: dei Falamonica, dei Calvi, dei Ricci ed infine, dei Pallavicini.
Federico Alizeri ricorda che la chiesa fu distrutta dal bombardamento francese e restaurata in breve tempo grazie al rapido intervento della famiglia Pallavicini: «il venerando tempietto di S. Pancrazio, non dava a vedere fuorchè rottami e caverne, da impietosirne ogni buon cittadino. Ma zelo e compassione ad un tempo dovea risentirne la gente Pallavicina, la sola che ancor fiorisse tre le consorti […].
Nel luglio del 1685, adunati i Pallavicini nel reale palazzo in numero 24, con a capo l’eccellentissimo Gio. Simone, stanziarono unanimi ch’ella si riedificasse in nuove forme e con decoro di cupola. […] Tra il maturar l’impresa e’ l conseguir dai Signori le richieste sanzioni, ebbe a correre un lustro.»
La parte decorativa risale agli anni 20 del 1700 e se ne fecero carico la nuova generazione della famiglia Pallavicini. «Durò la faccenda degli ornamenti dal 1724 al 26, nel corso dei quali dipinse con leggiadra invenzione e buon accordo di tinte la gloria del Santo martire e i chiaroscuri nel presbiterio Giac. Antonio Boni […] e v’alternò buone plastiche da mettersi ad oro un Carlo de Marchi
Dell’antico rimangono due tavole «Prevale per dignità di forme e soavità di colore l’ancona a sinistra, che ha il Redentore in bel campo di paese fra i SS. Giovanni e Pancrazio. L’altra, partita in due co’ SS. Pietro e Paolo, e angolata sul vertice, dovette essere valva d’armadio o d’organo o d’altro dipinto. Domenico Piola, per darle aspetto di quadro supplì nel vuoto con una effige di Maria col Bambino

--Claudia Peirè 12:27, 15 Sep 2010 (CEST)

Bibliografia Guide

  • Alizeri Federico, (Attribuito a) Manuale del forestiere per la città di Genova, Genova, 1846 pag. 168
  • Alizeri Federico, Guida illustrativa del cittadino e del forastiero per la città di Genova e sue adiacenze, Bologna, Forni Editore, 1972 pag. 138-139
  • Poleggi Ennio e Poleggi Fiorella (Presentazione, ricerca iconografica e note a cura di), Descrizione della città di Genova da un anonimo del 1818, Genova, Sagep, 1969 pag. 136
  • Ratti Carlo Giuseppe, Istruzione di quanto può vedersi di più bello in Genova in pittura scultura et architettura autore Carlo Giuseppe Ratti pittor genovese, Genova, Ivone Gravier, 1780, pag. 150
  • Spotorno Giovanni Battista, Descrizione di Genova e del Genovesato, Vol. III, Genova, Ferrando, 1846, pag.115-116
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