Gli "amici" della "Rivista ligure"

Da FoscaWiki.

Molte grandi personalità , appartenenti sia al mondo della letteratura sia a quello delle arti figurative, furono "ospitate" da una rivista di Oneglia fra la fine dell'Ottocento e la fine degli anni Dieci del Novecento, in alcuni casi senza mettere mai "fisicamente" piede nella cittadina del Ponente ligure,alla quale, però, giungevano con regolarità i loro scritti o le loro illustrazioni. La rivista, operante fra il 1895 ed il 1919, era intitolata La riviera ligure ed apparteneva a Mario Novaro,la cui famiglia era proprietaria dell'oleificio Sasso.
Mario Novaro, figlio dell'"assaggiatore d'olio" Agostino, capostipite della dinastia, e fratello del poeta Angiolo Silvio,era nato a Diano Marina nel 1858. Dopo gli studi liceali si trasferì in Germania. Si laureò in filosofia a Berlino nel 1893 ed in seguito a Torino, nel 1894. Ritornato ad Oneglia, insegnò per qualche tempo nel locale Liceo. Successivamente, si impegnò nella ditta di famiglia, senza trascurare mai la sua intensissima passione per il mondo della cultura.
Egli stesso fine letterato - pregevole il suo libro di versi Murmuri ed echi, pubblicato in cinque diverse edizioni fra il 1912 ed il 1941 - si dedicò intensamente alla direzione di una rivista. Giudicata da molti una bizzarra novità fin de siècle, essa nasceva come "foglio pubblicitario" della Sasso,da consegnarsi ai clienti insieme con la fornitura dell'olio.
La Sasso negli anni Novanta dell'Ottocento era molto orgogliosa della sua produzione industriale. Essa aveva impiantato nella vallata onegliese vari "mulini a vapore" ( "frantoi" ) e potenti automezzi con il suo marchio attraversavano grandi centri del business mondiale, come New York City.
La "formula" dei Novaro costituiva dunque un abbinamento fra economia e cultura davvero inconsueto, ma destinato per un periodo di tempo lungo un ventennio ad essere baciato da un successo straordinario.
All'inizio, la rivista non ebbe particolari ambizioni: i collaboratori erano intellettuali del luogo e, talora, impiegati della ditta. In quel tempo, sulla Riviera erano pubblicati nelle pagine centrali il listino-prezzi, i giudizi ( sempre entusiastici! ) dei clienti, gli apprezzamenti dotti di medici insigni che magnificavano l'eccellenza dell'olio d'oliva,le ricette di cucina ed i giochi a premi. Si descrivevano inoltre con molta semplicità le bellezze del Ponente ligure. Il titolo, modificato poi nel 1899, era infatti La Riviera ligure di Ponente.
All'alba del nuovo secolo, con una tiratura che arrivava a toccare le 120.000 copie,il periodico si aprì a ricevere i contributi di prestigiose "firme" provenienti da tutt'Italia.
Si cominciò rendendo molto più raffinate le illustrazioni della rivista, affidandole ad artisti quali il fiorentino Giorgio Kienerk, allievo di Cecioni e Signorini, incisore di rango e, in pittura, continuatore dei "macchiaioli". Per gli "almanacchi", ambitissimi doni natalizi alla fedele clientela,ci si affidò a Plinio Nomellini, allievo del grande Fattori, noto all'estero, trionfatore alle Biennali di Venezia ed ideatore di apprezzati cartelloni pubblicitari.
L'ulivo era degnamente celebrato vuoi nelle immagini, vuoi attraverso i versi più nobili. Nell'edizione n.30 della Rivista , nel 1901, Giovanni Pascoli inviò l'"Inno all'olivo", illustrato da Nomellini, di cui riportiamo l'incipit:
A' piedi del vecchio maniero

che ingombrano l'edera e il rovo,

dove abita un bruno sparviero

non altro, di vivo;

che strilla e si leva, ed a spire

poi torna, turbato nel covo

chi sa? Dall'andare e venire

d'un vecchio balivo;

a' piedi dell'odio che alfine

solo è, con le proprie rovine

piantiamo l'olivo!

Le illustrazioni che si succedettero fra il 1900 ed il 1905 erano caratterizzate dallo stile Art Nouveau. Il paesaggio, spesso ancora presente, era divenuto simbolo ed espressione di stati d'animo. Nel 1905 cessò ogni forma di illustrazione, forse per esigenze di carattere economico.
La copertina, dal 1902 e fino al 1919, adottò il colore "verde oliva".
Già dall'inizio del secolo non si contano i nomi celebri che "sfilarono" sulle pagine della Rivista, dandole lustro con testi inediti. Ricordando ancora Angiolo Silvio Novaro, ne citiamo solo alcuni dei più noti:il summenzionato Pascoli, Luigi Pirandello, Grazia Deledda, Guido Gozzano, Filippo de Pisis ( con immagini e testi ), Dino Campana, Emilio Cecchi, Clemente Rebora, Umberto Saba, Camillo Sbabaro, Giuseppe Ungaretti.
A lato della produzione più pregevole per "palati" - è proprio il caso di dirlo!- più raffinati, conquistò i favori del pubblico meno sofisticato la "novella di intrattenimento" ( con trame d'amore esili,e "scontate" ), cui si piegò per ragioni ecomomiche anche un autore come Luigi Capuana.
L'entrata nella Grande Guerra dell'Italia condizionò la produzione della Rivista, che continuò comunque a sgorgare copiosa dai suoi fogli. Ogni artista offrì il proprio contributo di sensibilità ad un tema tanto denso di contenuti tragici.
Nel 1919, poco dopo la cessazione del conflitto, il glorioso periodico onegliese cessò di entrare nelle case degli "amici dell'Olio Sasso", dando loro un addio con un fascicolo interamente dedicato ai Trucioli di Camillo Sbarbaro.
Tacque così una voce, che evidenziava, per usare le parole di Edoardo Villa " in un autentico crogiolo di pagine discordanti nei toni e nel modo di affrescare la vita... una sorprendente disponibilità verso qualunque forma artistica".


Bibliografia:


P. Boero - M. Novaro ( a cura di ) La Riviera ligure, momenti di una rivista, Sagep editrice, Genova, 1986.

       Enrica Luisa Penco.
Strumenti personali