John Ruskin

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John Ruskin nacque a Londra nel 1819 da genitori di origini scozzesi. Crebbe agiatamente, ma in maniera piuttosto solitaria. Studiò a Oxford, dove conobbe, tra gli altri, Turner e Carroll. Al 1840 risale il primo viaggio in Italia che, seguendo le tappe del Grand Tour, lo spinse fino a Paestum e gli permise di scoprire le bellezze di Venezia. Il secondo viaggio in questo stato, nel 1845, fu invece occasione per conoscere e apprezzare la Toscana e gli stili gotico e romanico italiani e fu inoltre periodo di realizzazione dei suoi migliori acquerelli. Nel 1843 fu pubblicato il primo volume di "Modern Painters", in difesa dell'arte di Turner, metre il secondo volume, del 1846, fu scritto per buona parte in Italia, dove Ruskin studiò attentamente le scuole toscana e veneziana, per poi proseguire con l'apprezzamento per i cosidetti "primitivi" delle città italiane del nord. Con "The Seven Lamps of Architecture" del 1849 e "The Stones of Venice" del 1851, entrambi ricchi di descrizioni riguardanti l'architettura gotica italiana, si fece promotore della Rinascenza gotica. Gli studi su questo argomento lo portarono a meditare sulle virtù degli artefici di queste opere; dal 1860 quindi si tramutò da critico estetico a critico della società. nonchè ad economista e riformatore sociale, contestando la società ottocentesca e l'età del regno della regina Vittoria. Auspicando ad una società caratterizzata da cooperazione e giustizia, in favore di un ritorno ad unlavoro iluminato da religiosità di propositi e gioia creativa, per Ruskin la vera età dell'oro è il Medioevo, contrastando invece il Rinascimento e l'idea di conciliare arte e scienza. Nelle sue teorie l'arte si configura come mezzo per innalzare il tono della vita spirituale di ogni uomo, applicando ad essa le stesse regole dell'esistenza: semplici ma efficaci. Le sue idee di socialismo utopistico in chiave cristiana, sfociarono in saggi, a volte dal tono rivoluzionario, raccolti nei volumi "Unto this Last" del 1860 e "Munera Pulveris" del 1872, mentre la più completa esposizione delle sue idee furono le venticinque lettere ad un operaio raccolte sotto il titolo di "Time and Tide" del 1867. Il carattere più immediato dei suoi scritti, aldilà di ogni differenza tra i testi, è il tono etico e l'insistenza su verità, natura e purezza, intesi come fondamenti per ogni creazione artistica. In campo pratico sovvenzionò case operaio modello, cooperative e musei e tra il 1869 e il 1888 lavorò come insegnante ad Oxford (tra i suoi allievi vi fu anche Wilde). Il suo ultimo scritto fu l'autobiografia "Praeterita" composta nei pochi momenti di lucidità durante il ritiro volontario a Brantwood in Cumbria. Morì il 20 gennaio 1900 nella sua casa di Coniston, poi tramutata in museo.

                                                   Simona Guaschino


John Ruskin, Viaggio in Italia - Milano, 2002, Oscar Mondadori - a cura di Attilio Brilli

In "Viaggio in Italia sono state raccolte tutte le lettere più significative scritte da John Ruskin, per o più indirizzate al padre, durante il suo viaggio nel nostro paese, nel 1845. Questa raccolta, oltre ad essere una convenzione del tempo per i figli che intraprendevano il Grand Tour, dimostra anche il profondo attaccamento del giovane verso i suoi genitori; non mancano infatti i continui rasicuramenti sul proprio stato di salute, o aspetti di vita prettamente quotidiana riguardanti le camere affittate, la gente del posto in questione, o ancora i pagamenti effettuati. In Italia Ruskin visita sia randi cità che paesini, ma lo stato d'animo costante che traspare è caratterizzato dal dispiacere provato nel vedere le opere italiane lasciate in decadenza, opure profondamente rimaneggiate dai "non addetti ai lavori". A causa del cattivo tempo che l'accompagna per buona parte del suo soggiorno italiano (e di cui si lamenta continuamente), Ruskin non riesce a lavorare nella maniera che si era proposto. Il viaggio in Italia è l'occasione però di abbracciare contemporaneamente nella sua analisi, non solo l'architettura gotica e romanica e la pittura "primitiva", ma anche lo studio del paesaggio e della natura in generale. L'Italia che interessa a questo artista-intellettuale non è la terra tanto ammirata dai classicisti, ma l'Itali dei comuni liberi, che rimandano in qulche modo al suo disegno utopico di migliore società. Da ciò lo spostamento d'interesse verso le città toscane e venete, a scapito invece di Roma. Aspetti importanti che scaturicono dai suoi studi sono la graduatoria dei pittori, suddivisi in quattro categorie (Arte religiosa pura, Percezione della natura sia umana che divina, Scuola della pittura come tale, Scuola dell'errore e del vizio) e l'elogio nei confronti del Beato Angelico e della straordinarietà dei suoi soggetti sublimi. Per quanto riguarda la Liguria, prima tappa del suo itinerario, Ruskin visita, in ordine, Mentone, Oneglia, Savona, Genova e Sestri. A Genova soggiorna appena tre giorni e nelle sue lettere si rivela come lo colpiscano per lo più la bellezza dei paesaggi dei volti, inoltre descrive minuziosamente le funzioni religiose a cui assiste. Aspre critiche invece sono riservate alle opere d'arte, scrive infatti: "...Ho visitato palazzi tutto il giorno. Metà delle pitture sono copie, altre sono brutte, altre ancora malridotte o distrutte, e ve ne sono di inaccessibili..." Ruskin non trova (e nemmeno cerca) a Genova, ciò che gli interessa davvero, ovvero l'arte medievale, nei suoi piani di viaggio infatti conserverà maggiore spazio ad altre cità, anche se il suo giudizio finale complessivo non sarà totalmente positivo, a causa di quella che lui ritiene l'inadempienza e l'incautezza degli italiani, nei confronti del proprio patrimonio artistico.

                                                               Simona Guaschino
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