Palazzo Andrea Podestà

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Le Guide

Situato al civico numero 7 di Via Garibaldi, le informazioni fornite dal Ratti si aprono con la descrizione del ninfeo: «È vago il portico per una bella fonte, che li forma prospetto, ed esprime in istucco la caduta di Fetonte ideata dal Parodi, e condotta dal Biggi suo allievo. Più nobili però sono i Salotti, ed una galleria ornata pure di figure in istucco dallo stesso Biggi. Nella volta d’uno di essi ha pinto con ottimo gusto alcune Dee l’Abate Ferrari, e v’ha fatti gli ornamenti il Revello. In altro ha colorito ad olio sopra tele alcune storie del Testamento vecchio, il Boni; più però s’è segnalato in la volta d’un altro, ove ha espresso Giove, che fanciullo vien dato in custodia d’Amaltea, ma più altresì di lui s’è nell’altro allato a questo quasi direi immortalato Domenico Parodi nel Bacco che v’ha entro la volta dipinto, con putti, e sirene negli angoli a chiaroscuro, ed un finto rilievo con un putto sedente su d’un capro sovra la porta. Vi sono poi altra stanze ornate di buoni quadri» .

--Claudia Peirè 15:43, 11 Oct 2010 (CEST)


Il Palazzo venne edificato tra il 1563 e il 1565 da Giovanni Battista Castello con la collaborazione di Bernardino Cantone, per volere di Nicolosio Lomellino. Prima del 1614 passò alla famiglia Centurione ed è con questo nome che è citato dal Rubens.
Anche l’Anonimo, come già il Ratti prima e l’Alizeri successivamente, descrive con toni entusiasti la fonte situata nel portico: «È vago il portico per una bella fonte che li forma prospetto ed isprime in istucco la Caduta di Fetonte con cariatidi, ideata da Domenico Parodi di Filippo e condotta dal Biggi suo allievo. Più nobili però sono i salotti ed una galleria ornata pur di figure in istucco dallo stesso Biggi. Nella volta d’una di esse ha pinto con ottimo gusto alcune Dee l’Abate Ferrari, e vi ha fatti gli ornamenti il Revello» .

--Claudia Peirè 15:43, 11 Oct 2010 (CEST)


Situato in Via Garibaldi 7, fu costruito per volere di Nicolò Lomellino «A formarne i disegni ebbe […] G.B. Castello che usiam nominare pel Bergamasco, valente maestro delle tre arti, e in architettura devoto seguace dell’Alessio» .
Da Nicolò Lomellino passò a Barnaba Centurione poi, ad inizio del 1700, ai Pallavicini poi alla famiglia Raggio ed infine ai Podestà che attuarono un importante ciclo di restauri riportando il palazzo al suo antico splendore.
All’inizio del XVIII secolo «fu chiesto il Parodi ad ornar la fonte che rende al cortile le acque dei sovrapposti giardini. Contento ai disegni, il Parodi lasciò al Biggi suo alunno la cura dell’eseguirli in istucco, e ne uscì un tal capriccio di due tritoni che reggono i massi d’una caverna, per entro la quale vedeasi Fetonte giù capovolto dal cielo e un genietto sull’alto a versar le acque da un’urna.» Fetonte andò distrutto in breve tempo a causa del continuo gocciolare della volta, purtroppo nessun restauro è stato in grado di salvarlo.
Nei salotti, il Revelli, il Boni Lorenzo de Ferrari e il Parodi, dipinsero scene e scherzi tratti dalla mitologia.

--Claudia Peirè 15:49, 11 Oct 2010 (CEST)

Bibliografia Guide

  • Alizeri Federico, Guida illustrativa del cittadino e del forastiero per la città di Genova e sue adiacenze, Bologna, Forni Editore, 1972 pag. 189
  • Poleggi Ennio e Poleggi Fiorella (Presentazione, ricerca iconografica e note a cura di), Descrizione della città di Genova da un anonimo del 1818, Genova, Sagep, 1969 pag. 154
  • Ratti Carlo Giuseppe, Istruzione di quanto può vedersi di più bello in Genova in pittura scultura et architettura autore Carlo Giuseppe Ratti pittor genovese, Genova, Ivone Gravier, 1780, pag. 270-271
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