Palazzo Boasi

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Le Guide

Il palazzo si trova nella zona di San Luca, Carlo Giuseppe Ratti limita la sua descrizione a qualche appunto generale per poi passare ad un elenco ben preciso dei quadri e delle opere d’arte presenti nel «Palazzo de’ Sigg. Giambatista, e Fratelli Grimaldi degno d’osservazione per la struttura, e per gli ornamenti della porta in marmo con due eccellenti figure, l’una delle quali si sa essere di mano di Fra Guglielmo della Porta. Nella sala sono busti in marmo, e putti con capre e cani di Filippo Parodi, e in due salotti dipinti a fresco con ornamenti di Giambattista Revello, e figure del Campora». Ratti continua elencando le tele presenti nella quadreria, eccone alcuni esempi: «un ritratto di femmina in piedi del Vandik […] Ritratto di Donna, del Tintoretto […] un cenacolo, del Cappuccino […] un baccanale di Domenico Piola» e molti altri.
«Al primo piano sono due stampe dipinte a fresco, cioè una a chiaro-scuro, e l’altro con le stagioni da Giannandrea Carlone» .

--Claudia Peirè 17:53, 10 Oct 2010 (CEST)


Il Palazzo, scomparso durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, si trovava in Via San Luca 10, adiacente al Palazzo Pinelli. Antica dimora di Ansaldo Grimaldi, venne rimodernato nel 1652.
L’Anonimo Genovese illustra in forma essenziale questo edificio: «degno d’osservazione per la struttura, e per gli ornamenti della porta in marmo con due eccellenti figure, l’una delle quali si sa essere di mano di Fra Guglielmo della Porta. Nella sala sono busti in marmo, con putti con capre, e cani di Filippo Parodi, e in due salotti dipinti a fresco con ornamenti di Gio’.Batta Revello, e figure del Campora erano alcuni eccellenti quadri» .

--Claudia Peirè 17:53, 10 Oct 2010 (CEST)


Situato in Via San Luca, fu inizialmente proprietà dei Grimaldi poi, degli Spinola ed infine, della famiglia Boasi. Il palazzo fu eretto per volere di «quell’Ansaldo che in beneficare la patria non ebbe forse chi’l pareggiasse, né Genova altr’uomo a cui rizzasse più statue» . I successori resero il palazzo ancora più illustre riempiendolo di “pellegrini marmi” e “rari ornamenti”, intorno alla metà del XVII secolo, venne restaurato a causa di diversi danni causati dal tempo. Con il passare degli anni e il cambiamento di proprietari, molti dei busti in marmo andarono dispersi, ma «Rimasero […] gli affreschi in due camere, del Carlone […] nel primo ripiano, e in tre vòlte del Campora; soggetti di favola, coi fregi del Revello nel superiore» .
Degno di nota, “il ricchissimo ed elegante portale” che, all’epoca in cui scrive Alizeri, appariva ancora perfetto, non usurato dal tempo: «[…] d’elettissimo gusto le proporzioni e le linee, non che i capitelli sottilmente intagliati, e d’un corinzio così squisito che avanza ogni lode» .
Dopo aver contestato la paternità di alcune statue del portale, attribuite a Guglielmo della Porta, dal Vasari e dal Soprani, Alizeri conclude la descrizione di questo palazzo con un breve appunto del tutto personale: «un tributo d’affettuosa memoria all’amico Francesco Gandolfi che abitò queste stanze, e da men che tre anni vi fu còlto da morte immatura. Né solo vi tenne dimora ma vi lasciò belle prove del suo ingegno, dipingendo in capace medaglia l storia de’ Lomellini» .


--Claudia Peirè 22:54, 13 Sep 2010 (CEST)

Bibliografia Guide

  • Alizeri Federico, Guida illustrativa del cittadino e del forastiero per la città di Genova e sue adiacenze, Bologna, Forni Editore, 1972 pag. 131-132
  • Poleggi Ennio e Poleggi Fiorella (Presentazione, ricerca iconografica e note a cura di), Descrizione della città di Genova da un anonimo del 1818, Genova, Sagep, 1969 pag. 137
  • Ratti Carlo Giuseppe, Istruzione di quanto può vedersi di più bello in Genova in pittura scultura et architettura autore Carlo Giuseppe Ratti pittor genovese, Genova, Ivone Gravier, 1780, pag. 137
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