Palazzo degli Imperiali

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Le Guide

Sito in Piazza Campetto al civico 8. L’Anonimo si dilunga particolarmente nella descrizione di questo palazzo «fabbricato ed adornato di stucchi con bella facciata e porta di marmo». Il nostro autore attribuisce l’intero progetto a Bernardo Castello, che «con figure a chiaroscuro ne ornò anche la facciata» .
Il portico, dipinto a grottesche «merita osservazione […]. Sono nella soffitta due storie di Psiche, cioè quando viene presentata avanti Giove per isposar Cupido, ed è del Cambiaso, l’altra che rappresenta le di lei Nozze ed è fattura di Bernardo Castello» .
Gio Vincenzo Imperiale che lo fece edificare nel 1560 era, senza ombra di dubbio, un cultore delle arti; il palazzo fu una miniera di produzione di opere magnifiche e costosissime; l’Anonimo afferma che: «il suo estimo ascende ad un milione di lire Genovesi, valor eguale a quello del Duca D’Oria Tursi in strada Nuova, che è il primo Palazzo di Genova» .


Oggi noto come Palazzo di Gio Vincenzo Imperiale, è sito in Piazza Campetto al civico 8; fu costruito per volere di Vincenzo Imperiale e ampliato nel corso degli anni dal figlio Gio Giacomo e dal nipote Gio Vincenzo.
«Giambattista Castello […] a richiesta del fondatore tracciò i primi disegni», nell’atrio misurato ed avvenente «[…] dipinsero in gara onesta Concilj e figure di Deità il Cambiaso e Bernardo Castello, metà ciascuno; e il primo con […] prontezza e maturità di maestro, il secondo con […] brillo e amenità giovanile […] Direi che i riparti e le plastiche sian gusto del Bergamasco, il quale a sua volta metteva i pennelli sulla facciata, rizzando di luogo in luogo figure di favola».
Salendo le scale «vediamo in società il Cambiaso e il Castello da Bergamo» purtroppo i bombardamenti Francesi del 1684 distrussero nella quasi totalità i lavori del Bergamasco «Rimane intera […] la medaglia di Luca ove la morte di Cleopatra si vede espressa con tanta varietà d’invenzioni e con tanta copia d’affetti, ch’io non so qual tragedia esprimerebbe meglio in atto quel che seppe il fecondo e virtuoso artefice con muti colori», del Bergamasco, restano fregi e cornici.
«Il Cambiaso è in un altro salotto con fatti di storia romana; in un altro Bernardo Castello con episodj di Marcantonio e Cleopatra, e in un altro ancora colle geste di Guglielmo Embriaco».

--Claudia Peirè 23:24, 1 Oct 2010 (CEST)

Bibliografia Guide

  • Alizeri Federico, Guida illustrativa del cittadino e del forastiero per la città di Genova e sue adiacenze, Bologna, Forni Editore, 1972 pag. 28-31
  • Poleggi Ennio e Poleggi Fiorella (Presentazione, ricerca iconografica e note a cura di), Descrizione della città di Genova da un anonimo del 1818, Genova, Sagep, 1969 pag. 219
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