Palazzo dei Marchesi fratelli Spinola (Prefettura)

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Le Guide

Il palazzo, oggi sede della Prefettura, fu costruito per Antonio Doria, ammiraglio e cugino di Andrea, fra il 1541 e il 1543; nel 1624 passò agli Spinola, fu proprietà di quest’ultimi fino al 1876 quando venne venduto al Comune che, pochi anni dopo, lo rivendette alla Provincia. Fu in questi anni che venne demolita una loggia per prolungare la nuova Via Roma.
L’Anonimo sembra molto colpito dalla magnificenza del palazzo tanto da definirlo «mirabile per l’architettura assai nobile, per la vastità e per gli interni comodi che migliori non si potrebbon desiderare[…]. La facciata che offre un bel quadrato, con un’ala a levante, seguita da un altro braccio più depresso, e che fa angolo alla Porta dell’Acquasola, è tutta a fresco dipinta da Lazzaro Calvi allievo di Pierin del Vaga; son queste pitture delle migliori; che facesse mai, e basta per encomio loro quanto ne scrive il Lomazzo. La porta, che è in faccia alla bella strada, che allo Spedal Grande conduce, è decorata da quattro colonne di marmo scanellate sopra piedistalli di marmo bianco. Il portico, che è vasto, ha nella volta […] una bella serie di Deità a fresco, e al vivo naturale ritratte.[…] Il cortile è assai vasto, e da colonne di marmo formato. Alcuni busti di marmo, e pitture a fresco tra le pareti de’ portici veggonsi distribuite.
Per una scala da belle grottesche pure nella volta abbellita viensi al secondo ordine delle logge, nelle pareti delle quali sono espresse in pianta molte delle grandi città dell’Europa. Son quivi belli appartamenti. La Sala poi in cui vedesi il funesto eccidio della figliolanza di Niobe, ed altra battaglia, in salotto appresso, son lavori fatti dal Cambiaso nella tenera età di diciassette anni, ma con tal maestria lavorati, che essendo, se crediamo al Soprani, saliti in palchi al veder queste pitture, mentre l’autore non v’era certi Fiorentini Pittori, e vedutolo comparire, e dar di mani ai pennelli per lavorare, lo sgridarono come un temerario, che ardir volesse di por mano in opera sì ragguardevole.
In un salotto è bene espresso un Concilio degli Dei. […] nella galleria, in cui ha l’Ansaldi con arte singolare espresso Federico Spinola, che riduce all’obbedienza dell’Impero Acquisgrana, che nell’assedio di Breda fa prigioniero il Principe di Polonia, ed esso Spinola creato Generale nell’armata di Fiandra» .

--Claudia Peirè 23:15, 11 Oct 2010 (CEST)


Situato in Largo Eros Lanfranco 1, è oggi sede della Provincia e della Prefettura.
Il palazzo venne costruito per volere di Antonio Doria, ricco armatore e cugino dell’ammiraglio Andrea. Scelse questa zona, all’epoca immersa nel verde e confinante con le più esclusive dimore dell’aristocrazia genovese, dopo aver subito lo sfratto dalla sua antica residenza, situata nella zona di Principe, demolita per far spazio alla nuova cinta muraria.
'Antonio Doria volle per la decorazione della facciata Lazzaro Calvi che, essendo stato allievo di Perin del Vaga, sapeva riecheggiarne lo stile; Alizeri cita il pensiero di Giovanni Paolo Lomazzo che definì l’opera di Lazzaro “uno studio di pittura”.
Sul finire del XVI secolo, il portale venne commissionato a Taddeo Carlone; nel 1584 Giambattista Doria «stanziava per polizza la somma di lire 550 per avere entro il termine di mesi otto e vestibolo e logge e scale, e sia ne’ volti o ne’ muri, come a dir popolate o di storie o di simboli, dove a tinte di chiaroscuro, e v’aggiungi vedute di città o di castella, ed imprese e trofei: tutte cose che desser cenno alle glorie o agli onori della sua stirpe» . Furono nuovamente i Calvi ad occuparsi della decorazione a fresco; non più Lazzaro, ma i tre nipoti, i figli di Pantaleo: Marcantonio, Felice ed Aurelio.
Succedette ai Doria il marchese Massimiliano Spinola che fece restaurare e reintegrare parte dei precedenti affreschi ormai rovinati.
Luca Cambiaso, all’epoca diciassettenne, affrescò, in veste di aiuto del padre Giovanni, alcuni saloni del palazzo. Nella Sala Spinola, all’epoca di Alizeri, era poco visibile e rovinato dal tempo «Apollo che a preghiera di Crise saetta a sterminio gli accampamenti de’ greci a Troia. Argomento tetro, ove Luca (s’io non erro) ha gran parte, e in ispecie su quelle figure che ostentano a preferenza il terribile» .
La Galleria, voluta dagli Spinola, è affrescata con «temi gravi, […] fasti del gran casato. I due Spinoli, Federico ed Ambrogio ai loro gesti di Fiandra […] io dico che i presenti gioielli son’opera di G.B. Carlone, ed aggiungo che poche volte o lavorò con più amore, o meglio gli risposer le tinte» .
Leggendo la Guida, si evince che, all’epoca di Alizeri, il palazzo vertesse in pessimo stato conservativo tanto che l’avvocato, si augurava che gli Spinola, si adoperassero per recuperare ciò che era rimasto della galleria prima, che andasse del tutto persa.

--Claudia Peirè 23:15, 11 Oct 2010 (CEST)

Bibliografia Guide

  • Alizeri Federico, Guida illustrativa del cittadino e del forastiero per la città di Genova e sue adiacenze, Bologna, Forni Editore, 1972 pag. 237-239
  • Poleggi Ennio e Poleggi Fiorella (Presentazione, ricerca iconografica e note a cura di), Descrizione della città di Genova da un anonimo del 1818, Genova, Sagep, 1969 pag. 167-168
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