Palazzo del Marchese Giuseppe Durazzo

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Situato nell’attuale Piazza della Meridiana al civico numero 2, è inizialmente appartenuto alla famiglia Brignole. Le sue attuali forme risalgono al 1671 quando il giardino del palazzo era collocato su Strada Nuova e impediva la corretta viabilità; per cui, Giacomo M. Brignole, ultimo Doge della Repubblica e proprietario del palazzo, donò l’area dei giardini alla comunità. Nei medesimi lavori di ristrutturazione, si decise di spostare la facciata e il portone d’ingresso da Vico di santa Maria degli Angeli a Piazza della Meridiana. «Formavano la detta facciata i due termini o telamoni, scultura bellissima (poniamo pur che scorretta) di Filippo Parodi, nell’atto di sostenere penosamente le imposte dell’architrave e l’attico del maschio portale» .
La famiglia Brignole, proprietaria di molti altri palazzi nelle vicinanze, si circondò dei migliori artisti dell’epoca: «Domenico Piola […] abbellì la cappella domestica d’un ovale a buon fresco, che ha Maria con più angeli, di squisitissimo sapore; e a far liete le camere non tardò il costui genero Gregorio de Ferrari, traendo pur seco come ajuto e scolaro il suo figlio Lorenzo, novello allora al mestier dei pennelli.
Conoscereste l’ardita mano paterna e la seguace del figlio, conosciate ad un patto, da quattro soffitti per giusta metà laterali alla sala. A sinistra è Flora che sparge la terra della sua primavera e Prometeo che altero del fuoco celeste dà vita alla statua. Aurora e Diana campeggiano in sulla dritta, e quest’ultima in atto di seguire Endimione. Quel sagace ornatista dell’Haffner v’aggiustò le cornici e le linee» .
Cambiati i proprietari, il palazzo si arricchì di nuove decorazioni, tra le più recenti, metà del XIX secolo, quelle del vestibolo: «Chi vuol conoscere Giuseppe Isola in tutto l’affetto ch’ei nutre per l’arte, e in tutto l’ossequio ch’ei porta agli esempj migliori, vagheggi il bel portico, per entro il cui sfondo imaginò il generoso fatto d’Ottaviano Fregoso che atterra la Briglia. Studiata composizione, e di pennel così nitido, che a superarla poco altro avanzava che a ringagliardire le tinte.
[…] Con simil’arte il nostro Isola e con eguale talento di soggetti, adornò le stanze del novel possessore, e specialmente una sala a man dritta, rappresentandovi l’iniqua sorte di Colombo costretto a limosinare presso i Romiti della Rabida»

--Claudia Peirè 23:02, 10 Oct 2010 (CEST)

Bibliografia Guide

  • Alizeri Federico, Guida illustrativa del cittadino e del forastiero per la città di Genova e sue adiacenze, Bologna, Forni Editore, 1972 pag. 151-153
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